La funivia del Trebević, rinata nel 2018 come simbolo di memoria e rinascita, è il punto di partenza per scoprire il volto più verde di Sarajevo. Sentieri, belvedere storici, la pista olimpica di bob, escursioni verso cascate e villaggi di montagna: la capitale bosniaca sorprende per quanto natura e città convivano a distanza ravvicinata.

A Sarajevo basta alzare lo sguardo per capire tutto. La città, capitale della Bosnia-Erzegovina, è raccolta in una valle stretta, circondata da montagne che la abbracciano da ogni lato.
Dal centro storico, tra le vie ottomane di Baščaršija e il profilo stratificato della città, si sale in pochi minuti verso il Monte Trebević. E la prospettiva cambia completamente.

La funivia del Trebević: una storia d’amore e di rinascita
L’attuale funivia del Trebević — firmata dall’azienda altoatesina Leitner — non è solo un collegamento panoramico. È un pezzo di storia urbana. Inaugurata nel 1959, divenne negli anni uno dei luoghi più cari agli abitanti di Sarajevo, prima di essere distrutta durante la guerra degli anni Novanta. Rimase ferma dal 6 aprile 1992 — secondo giorno dell’assedio più lungo della storia moderna, durato 1.425 giorni — fino alla sua riapertura nel 2018.
Dietro la rinascita c’è anche una storia personale. Edmond Offermann, fisico nucleare di origini olandesi, e Maja Serdarevic, originaria di Sarajevo, si erano conosciuti proprio grazie a una gita sul Trebević quando la funivia era ancora in funzione.
Anni dopo, Offermann decise di contribuire in modo decisivo al suo recupero, trasformando una memoria privata in un gesto concreto verso la città.
Salire oggi verso il Trebević significa attraversare tutto questo: la città che sale verso il verde, la memoria che incontra il presente.

Il Trebević: la montagna a portata di funivia
Una volta raggiunta la stazione superiore, il Trebević si apre come una naturale estensione della città. In pochi minuti a piedi si raggiungono il ristorante panoramico Vidikovac, i sentieri nel bosco e la storica pista olimpica di bob, eredità dei Giochi invernali del 1984.
Chi cerca una visita leggera può fermarsi per una passeggiata, pranzare con vista sulla città o trascorrere qualche ora nella natura. Chi preferisce un’esperienza più attiva può usare la stazione superiore come punto di partenza per itinerari escursionistici.
Tra i percorsi più interessanti c’è il circolare che parte dalla zona dell’hotel Pino Nature e segue il crinale della montagna: circa 12 chilometri con 500-600 metri di dislivello. Per gli escursionisti più allenati è possibile partire direttamente dal centro storico, nei pressi della Vijećnica, seguendo i sentieri segnalati verso la montagna.
Lasciare il centro a piedi e ritrovarsi progressivamente nel paesaggio naturale è forse una delle immagini più efficaci di Sarajevo.

La pista olimpica di bob: memoria, natura e graffiti
Sul Trebević si trova uno dei luoghi più celebri e fotografati di Sarajevo: la pista olimpica di bob e slittino costruita per i Giochi del 1984. Dopo la guerra e anni di abbandono, la struttura in cemento è rimasta immersa nel bosco, segnata dal tempo, dalla vegetazione e dai graffiti. O
ggi è uno spazio di grande forza visiva, sospeso tra memoria olimpica, storia recente e arte urbana spontanea. Non è solo un luogo da visitare: è una delle immagini più potenti della città.
Sarajevo dall’alto: i belvedere da non perdere
Il Trebević è uno dei punti privilegiati per osservare Sarajevo dall’alto, ma non è l’unico. La Žuta Tabija e la Bijela Tabija — due antiche fortificazioni — dominano il centro storico con vista sulla Baščaršija, la Vijećnica e i tetti dei quartieri ottomani. Sono luoghi particolarmente suggestivi al tramonto.
Anche Zmajevac è uno dei belvedere più amati, per chi cerca una vista più ampia e scenografica.
Osservata dall’alto, Sarajevo rivela la sua caratteristica più affascinante: moschee, campanili, edifici austro-ungarici, colline e boschi formano un unico paesaggio stratificato.

Escursioni: cascate, laghi alpini e villaggi di montagna
Il volto outdoor di Sarajevo non si esaurisce con il Trebević. Tra i percorsi più affascinanti c’è quello che conduce da Nahorevo alla cascata di Skakavac — una delle attrazioni naturali più spettacolari della Bosnia-Erzegovina. Circa 8 chilometri in una direzione, due ore di cammino, 400 metri di dislivello. Per chi vuole di più, il percorso ad anello può essere esteso verso la cima del Bukovik.
Un’altra esperienza significativa è l‘escursione verso Lukomir, il villaggio montano più isolato della Bosnia-Erzegovina, sulle pendici della Bjelašnica. Per gli escursionisti più esperti, la montagna Treskavica offre uno degli itinerari più belli della regione: da Trnovo fino al Lago Nero, Crno Jezero, lago alpino di grande bellezza.
Sarajevo in bicicletta: dalla città alla montagna
Sarajevo sta costruendo anche un’identità come destinazione per il turismo attivo. L’itinerario più accessibile segue il fiume Miljacka verso Dariva e il Ponte della Capra, o in direzione opposta verso Ilidža, il Tunnel della Speranza e il parco di Vrelo Bosne. Molto interessante è anche la “Ćirina staza”, il tracciato della storica ferrovia a scartamento ridotto che collegava Sarajevo a Pale: storia, paesaggio e attività all’aria aperta in un unico percorso.
Per i ciclisti più allenati, il Trebević offre percorsi di mountain bike con circa 600-700 metri di dislivello. Uno degli aspetti più pratici: la funivia trasporta anche le biciclette. Dalla stazione superiore si può scegliere tra diversi itinerari — o semplicemente scendere in bici verso il centro città.

Per chi cerca un ritmo più lento
Sarajevo non è outdoor solo per sportivi. Il percorso lungo il Miljacka verso il Ponte della Capra è ideale per una breve fuga dal centro.
Vrelo Bosne, ai piedi del Monte Igman, è un parco naturale con sorgenti, sentieri alberati e atmosfera tranquilla. Le Bijambare — area naturale protetta con uno dei sistemi di grotte più spettacolari del paese — sono una proposta perfetta per una gita di mezza giornata.
Una capitale che unisce storia, città e montagna
Poche destinazioni europee permettono di passare in pochi minuti da un centro storico ricco di secoli di storia a foreste, sentieri e montagne olimpiche.
A Sarajevo si può fare colazione nella Baščaršija, salire in funivia sul Trebević, visitare la pista di bob, pranzare con vista sulla città e terminare la giornata nella natura. È questa combinazione a rendere Sarajevo una delle destinazioni più sorprendenti d‘Europa.

DA SAPERE | Sarajevo: una città, mille storie
Le origini ottomane
Sarajevo è una delle capitali più dense di storia d’Europa. Fondata dagli Ottomani nel XV secolo, crebbe rapidamente come importante centro commerciale e culturale dell’impero, sviluppando quella stratificazione di culture, religioni e architetture che ancora oggi la rende unica: moschee, chiese ortodosse, cattedrali cattoliche e sinagoghe convivono nel raggio di pochi isolati, in quello che viene spesso definito il cuore multiculturale d’Europa.
Il colpo di pistola che cambiò il mondo
Nel 1914, Sarajevo entrò nella storia mondiale con l’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando d’Austria, l’evento che innescò la Prima Guerra Mondiale. Un singolo momento, in un angolo di città, che spostò l’asse della storia contemporanea.
Le Olimpiadi del 1984
Decenni di vita nella Jugoslavia di Tito portarono un momento di gloria internazionale: nel 1984 Sarajevo ospitò i Giochi Olimpici Invernali, ancora oggi nel cuore dei sarajevesi. La pista di bob sul Trebević, il salto con gli sci sulla Bjelašnica, il pattinaggio nella Zetra: immagini di una città al centro del mondo.
L’assedio: 1.425 giorni
Il capitolo più doloroso arrivò pochi anni dopo. Tra il 1992 e il 1996, Sarajevo subì l’assedio più lungo mai inflitto a una capitale nella storia della guerra moderna. La città resistette, e quella resistenza è oggi parte integrante dell’identità collettiva.
La rinascita
Oggi Sarajevo è una capitale in piena rinascita: vivace, caotica nel senso migliore del termine, con una scena gastronomica e culturale in rapida evoluzione e una generazione giovane che guarda all’Europa senza dimenticare la propria storia. Visitarla significa fare i conti con tutto questo — e tornare a casa con qualcosa di più di qualche fotografia.
(P.P.)